TRE LIBRI

Tre libri, di cui due assai recenti: L’alba di tutto, una nuova storia dell’umanità di David Graeber e David Wengrow, pubblicato da Rizzoli e Una vita liberata, Oltre L’Apocalisse capitalista, di Roberto Ciccarelli e pubblicato da Derive e Approdi, mi sono sembrati decisivi per gli scopi che questa nuova rubrica cerca di perseguire. Il terzo  è L’immaginazione intermediale,  di Pietro Montani, pubblicato da Laterza nel 2010 e giunto nel 2019 alla settima edizione. Sono libri assai diversi fra loro, ma hanno in comune il gusto per la ricerca appassionata, rigorosa e documentata, ma decentrata rispetto a molto dibattito politico-culturale contemporaneo.

Il primo tenta un primo bilancio di quanto la paleo antropologia ha scoperto negli ultimi decenni. Ciò che rende però particolarmente interessante il libro, oltre la ricchissima documentazione e la relativa bibliografia, è l’approccio: una radicale doppia critica delle due favole antropologiche di Rousseau e di Hobbes che costruiscono insieme una medaglia a due facce. La prima basata sull’esistenza di un’età dell’oro popolata di selvaggi buoni, corrotti successivamente da tribunali, sacerdoti e leggi; la seconda – opposta alla prima – di un’umanità irriducibilmente ferina, che necessita di un potere arbitro imparziale che la regoli. Dalla presa di distanza da queste due narrazioni, entrambe tossiche, sebbene in gradazioni diverse, il libro si avventura in una vasta analisi dei reperti archeologici rinvenuti negli ultimi decenni e che possono essere meglio compresi anche a strumenti tecnologici non disponibili soltanto pochi decenni fa.

Una vita liberata affronta anch’esso una narrazione tossica contemporanea: un pensiero di tipo apocalittico che si presenta talvolta come critico ma che in realtà mistifica le responsabilità e le cause sociali profonde di quella che in ogni caso il libro stesso definisce come apocalisse capitalistica.  Partendo da una famoso slogan di Margreth Thatcher  – la società non esiste – che tuttavia Ciccarelli considera superficialmente interpretato, l’autore considera il pensiero apocalittico come rivoluzione passiva, nel senso che Gramsci attribuiva a quel termine, ripreso da Cuoco. L’importanza del libro di Ciccarelli sta nella sua capacità di contrastare i vissuti di impotenza e rassegnazione che la narrazione apocalittica si porta dietro ma senza esorcizzarla e minimizzarne la portata ma considerandola nelle sue diverse espressioni anche artistiche o veicolata tramite serial di varia natura. Questo particolare del libro di Ciccarelli ci porta al terzo, L’immaginazione intermediale,  uno studio che ha al proprio centro l’immagine nelle sue molteplici espressioni: dalla semplice fotografia documentale, al cinema alla televisione. L’indagine comincia mettendo in luce che un’immagine vada sempre in qualche modo certificata facendo ricorso ad altri mezzi o immagini stesse – questo il senso dell’aggettivo intermediale  – e non può essere accolta ingenuamente nel suo darsi. Gli esempi, ogni volta calzanti ed emblematici di cui Pietro Montani si serve, in particolare le analisi di alcuni film, permettono di arrivare alle astrazioni delle teorie estetiche e del linguaggio a partire da una concretezza che permette al lettore di valutare ogni volta la congruenza dell’esempio con la generalizzazione.      

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